logopedia

La merce della cura

In questi dodici anni di carriera come logopedista, ho navigato tra varie realtà, da centri privati a istituti pubblici, osservando una tendenza preoccupante che mina l’efficacia del nostro impegno terapeutico: la trasformazione della cura in merce. È un fenomeno subdolo, che si insinua nelle strutture terapeutiche, trasformandole in “terapifici”, dove la quantità prevale sulla qualità del servizio offerto.

La prima vittima di questa corsa alla quantificazione è la privacy, essenziale in ogni percorso di cura logopedica o psicologica. Troppo spesso, gli spazi dedicati non assicurano la tranquillità necessaria, disturbati da rumori e interruzioni che dovrebbero essere estranei alla terapia. Questo ambiente non è solo inadeguato; è un luogo che non riconosce né rispetta la complessità umana che ogni terapista si sforza di curare.

Il risultato è un doppio disagio. Il terapista, che non si sente valorizzato, trova frustrante non poter esercitare il proprio mestiere come vorrebbe; il paziente, a sua volta, non percepisce i miglioramenti sperati, con conseguente perdita di fiducia nel processo terapeutico. Questa situazione crea un circolo vizioso che svuota di significato la nostra professione, trasformandola in una sterile routine.

È fondamentale progettare o ristrutturare gli ambienti terapeutici per garantire la privacy e la calma necessarie. Spazi ben isolati acusticamente e adeguatamente separati possono fare la differenza nella qualità del servizio.

Incentivi e formazione continua dovrebbero essere la norma, non l’eccezione. Un terapista che si sente supportato e continuamente aggiornato è più propenso a lavorare con passione e dedizione.

Imporre un limite massimo di pazienti per terapista può garantire un approccio più personalizzato e meno meccanico. La qualità del servizio aumenta quando il professionista ha il tempo di riflettere su ogni caso con la cura che merita.

Infine, l’uso ponderato di tecnologie può migliorare la qualità delle terapie. Strumenti digitali per la gestione dei dati dei pazienti o software specifici per la logopedia possono ridurre il carico amministrativo e permettere ai terapisti di concentrarsi sul loro lavoro clinico.

Il nostro compito, come terapisti, è di ricordare e di ricordarci che ogni individuo che chiede il nostro aiuto è un universo unico e irripetibile, meritevole di un intervento altrettanto unico e rispettoso. È tempo di tornare a valorizzare l’aspetto umano e personale della nostra professione, garantendo che ogni voce trovi il modo e il tempo per farsi ascoltare. Nel riscoprire questa dimensione umana, ritroveremo il vero senso del nostro lavoro.

Questo è un appello a tutti i professionisti del settore: rinnoviamo il nostro impegno per una logopedia che metta al centro la persona, non il profitto. Solo così possiamo aspirare a una società che cura davvero chi ha bisogno.

Lascia un commento