A che età un bambino dovrebbe parlare? Le tappe del linguaggio 0-6 anni
Le tappe dello sviluppo del linguaggio da 0 a 6 anni, mese per mese, e i segnali a cui prestare attenzione. Guida pratica per genitori a cura dello Studio PRISMA di Ladispoli.

“Mio figlio a due anni dice ancora pochissime parole: è normale o devo preoccuparmi?” È la domanda che i genitori ci fanno più spesso. La verità è che lo sviluppo del linguaggio ha una sua variabilità — ogni bambino ha i suoi tempi — ma esistono tappe di riferimento che aiutano a capire se tutto procede o se vale la pena un controllo.
Ecco una mappa pratica, fascia per fascia, con i campanelli d’allarme da non ignorare.
0-12 mesi: dalla lallazione alle prime parole
Nel primo anno il bambino comunica molto prima di parlare: con lo sguardo, il sorriso, i gesti.
- 2-4 mesi: vocalizzi, sorriso sociale, risposta alla voce.
- 6-8 mesi: lallazione (“ba-ba-ba”, “ma-ma-ma”), interesse per i suoni.
- 9-12 mesi: gesti comunicativi (indicare, salutare con la manina), comprensione di parole semplici (“no”, “ciao”), spesso le prime 1-3 paroline.
Segnale da non sottovalutare: assenza di lallazione a 10 mesi o scarso contatto oculare e gestualità.
12-18 mesi: le prime parole
Il vocabolario cresce lentamente: a 18 mesi molti bambini producono circa 10-20 parole e ne comprendono molte di più. Indicare per richiedere e per condividere (“guarda!”) è una tappa fondamentale.
18-24 mesi: l’esplosione del vocabolario
È la fase più dinamica. Verso i 24 mesi un bambino dovrebbe:
- usare almeno 50 parole;
- iniziare a combinare due parole (“mamma pappa”, “vado fuori”).
Segnale da non sottovalutare: a 24 mesi meno di 50 parole e nessuna combinazione di due parole. Sono i cosiddetti late talkers, da monitorare con attenzione.
24-36 mesi: dalle frasi al racconto
Tra i 2 e i 3 anni il linguaggio diventa frase. A 36 mesi il bambino in genere:
- costruisce frasi di 3 o più parole;
- è comprensibile da un estraneo per circa il 50-75% di ciò che dice;
- usa “io”, “tu”, i primi plurali e qualche verbo coniugato.
3-4 anni: grammatica e comprensibilità
A 4 anni la parlata è quasi del tutto comprensibile anche a chi non è la mamma o il papà, le frasi si allungano e compaiono i “perché”. Qualche scambio di suoni (la “r”, la “s”) può ancora essere fisiologico.
4-6 anni: verso la scuola e la letto-scrittura
Il bambino racconta esperienze in sequenza, usa frasi complesse e sviluppa le competenze metafonologiche (riconoscere rime, sillabe, suoni iniziali) che sono le fondamenta della futura lettura e scrittura. Difficoltà persistenti in quest’area possono essere un primo indizio da approfondire in vista della scuola.
Quando chiedere un parere
Non serve aspettare che “si sblocchi da solo”. Un primo colloquio è utile se:
- a 24 mesi il vocabolario è molto ridotto e non unisce due parole;
- a 3 anni parla ma si capisce poco;
- in qualunque fascia d’età il bambino sembra non comprendere o ha perso competenze già acquisite.
La ricerca è chiara: prima si interviene, migliori sono gli esiti, perché si lavora mentre il cervello è più plastico. Un controllo precoce, nella maggior parte dei casi, serve soprattutto a rassicurare; quando invece emerge una difficoltà, permette di partire subito.
Allo Studio PRISMA di Ladispoli la prima valutazione è il punto di partenza: osserviamo il gioco, la comprensione e la produzione del bambino e costruiamo, se serve, un percorso su misura. Approfondisci la nostra logopedia in età evolutiva o la pagina dedicata al ritardo del linguaggio nei bambini. Se hai un dubbio, scrivici: rispondiamo entro 24 ore.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione di un logopedista. Le tappe indicate sono riferimenti medi: piccole variazioni individuali sono normali.